Documento sulla valutazione dei rischi per i parrucchieri

La categoria dei parrucchieri è una di quelle maggiormente a rischio sul luogo di lavoro. L’uso di strumenti, attrezzi, macchinari e prodotti chimici possono rappresentare un problema.
Per questo, proprio come molte altre categorie, anche i responsabili di questo comparto (i titolari dei negozi) sono tenuti per legge a redigere, in modo dettagliato, il documento di valutazione dei rischi per i parrucchieri, in cui si devono definire tutte le valutazioni sulle possibili problematiche del settore e le relative soluzioni.

In particolare, la relazione deve contenere – oltre all’organigramma aziendale e alle informazioni generali sull’azienda – anche i metodi di sorveglianza sanitaria, le disposizioni generali sul primo soccorso, la gestione delle emergenze, informazioni su prodotti e materiali che possono causare incendi, la situazione dell’ambiente di lavoro, la valutazione dei principali fattori di rischio, la catalogazione di tutti gli impianti presenti, l’indicazione relativa ad eventuali gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, ma anche l’analisi del rischio di particolari lavorazioni e attrezzature, agenti chimici, elettricità, movimentazione dei carichi, rischi da rumore e vibrazioni.

Nel documento di valutazione dei rischi per i parrucchieri deve essere specificato anche il programma di formazione ed informazione dedicato ai dipendenti e ai collaboratori, ma anche il piano di gestione, revisione e miglioramento.
E visto il livello di rischio della categoria – espresso chiaramente nel documento di valutazione dei rischi per i parrucchieri – l’ ISPELS – l’Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro – ha creato un ulteriore documento chiamato “Profilo di rischio nel comparto parrucchieri”, evidenziando le problematiche più comuni nel settore.
Tra i pericoli più importanti per la sicurezza sul lavoro di questo comparto troviamo l’utilizzo di macchine o attrezzi da lavoro pericolosi, come forbici e lamette, il rischio chimico dato dalla frequente esposizione per via cutanea e per via inalatoria, ma anche fattori ergonomici e rischio da stress legato agli orari.

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