Valutazione del rischio rumore, sanzioni per datore di lavoro

Il datore di lavoro, per lo svolgimento della sua attività nel rispetto della legge, è chiamato a effettuare la valutazione dei rischi presenti in azienda. Nel caso egli trasgredisca tali disposizioni, è sottoposto a diverse sanzioni, descritte nel Decreto Legislativo 81/2008, in relazione alla tipologia e alla gravità della violazione.

È previsto l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da € 2.500 a € 6.400 qualora il titolare non esegua, ai sensi dell’articolo 181 del suddetto decreto, la valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici programmata e realizzata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia.

Tale valutazione va aggiornata ogni qual volta vi siano mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, oppure, quando gli esiti della sorveglianza sanitaria ne richiedano il riesame. Nello specifico, nella valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rumore, il datore di lavoro deve considerare tutti gli elementi indicati nell’articolo 190 del Testo Unico sulla sicurezza.

È previsto, invece, l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da € 2.000 a € 4.000 per la violazione dell’articolo 190, commi 2 e 3. Il secondo comma stabilisce che: “Se, a seguito della valutazione di cui al comma 1, può fondatamente ritenersi che i valori inferiori di azione possono essere superati, il datore di lavoro misura i livelli di rumore cui i lavoratori sono esposti, i cui risultati sono riportati nel documento di valutazione“.

Il comma 3, invece, dispone che i metodi e le strumentazioni utilizzati per la valutazione debbano essere adeguati alle caratteristiche del rumore da misurare, alla durata dell’esposizione e ai fattori ambientali, secondo le indicazioni delle norme tecniche. Tali metodi possono includere la campionatura, purché sia rappresentativa dell’esposizione del lavoratore.

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